Il taglialegna – Il mese del mostro

Trovare il coraggio di affrontare se stessi e il proprio dolore può essere, a volte, terrificante. Significa aprirsi alla possibilità che il mostro possa celarsi proprio dentro di noi e che infido e bramoso ci divori dall’interno. Rendersene conto, accettarlo e affrontarlo non è né semplice né scontato. Il conviverci sembra essere la soluzione migliore, ma non fa che portare ad una lotta intestina e rovinosa: non è più vivere ma sopravvivere.

Over The Garden Wall, con le sue molteplici chiavi di lettura, arriva a trattare temi di questo calibro. Ogni personaggio porta con sé una storia complessa, ricca di sfumature, ed uno dei più emblematici rimane senza dubbio il Taglialegna: si aggira misterioso nell’Ignoto – foresta nella quale i nostri protagonisti Wirt e Greg si perdono – in cerca degli alberi Edelwood dai quali estrarre l’olio in grado di tenere accesa la sua preziosa lanterna, convinto che all’interno si trovi l’anima della sua adorata figlia scomparsa. Lacerato dal dolore e incapace di affrontare la realtà, inconsapevolmente compirà orribili azioni per mantenere vivo un ricordo dal quale non riesce a distaccarsi: l’olio che alimenta la lanterna è infatti ricavato dai poveri bambini tramutati in alberi che hanno perduto la speranza nella foresta. 
Nel capitolo conclusivo scoprirà di essere stato, senza volerlo, il principale complice della Bestia, mostruosa creatura dell’Ignoto che si nutre di paura e inquietudine, la quale attraverso menzogne e intimidazioni ha soggiogato e convinto il nostro povero Taglialegna ad alimentare quella stessa lanterna che conteneva in realtà la sua oscura anima. 
Una volta scoperta la verità, in un impeto di collera che solo l’apice di un dolore può portare, il nostro Taglialegna pone fine a questa storia distruggendo la lanterna e condannando definitivamente la Bestia all’oblio. Un’azione che non solo lo redime, svelando le sue buone intenzioni, ma che riporta indietro anche la sua adorata figlia, metafora di come sia necessario affrontare le proprie paure e le proprie sofferenze per ritrovare la pace e l’equilibrio tanto desiderati.

Il dolore del Taglialegna per la sua perdita è il dolore che annebbia e immobilizza, un dolore non dissimile a quello che potremmo provare noi in qualsiasi momento. È il continuo e inesorabile alimentare un mostro che sappiamo essere dannoso ma da cui non possiamo allontanarci per paura che faccia ancora più male: il ricercare nell’abitudine un palliativo che a lungo andare non fa altro che intorpidire.
Distruggere quell’ultimo elemento che lo legava al ricordo di sua figlia, ma che gli stava anche lentamente risucchiando via linfa vitale, è forse l’azione più rischiosa e coraggiosa che abbia mai compiuto: ma alla fine è questo, tutto si riduce ad una scelta. Farci soggiogare dal mostro, divenendo estranei anche a noi stessi, o affrontarlo per risalire da un abisso che non lascia scampo?


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4 pensieri su “Il taglialegna – Il mese del mostro

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