BoJack Horseman – Il mese del mostro

Ex star di Hollywood ormai in declino, BoJack ha passivamente intrapreso un percorso di vita al profumo di decadenza e autodistruzione: malsana gestione dei rapporti umani, abuso di droghe e alcool sono tutti indicatori della cronica depressione del nostro protagonista.

La sua indole – tra l’incapacità di uscire da un circolo vizioso di scelte volte alla sofferenza e il desiderio di autoinfliggersi umiliazione – ricorda “Memorie dal sottosuolo” di Fëdor Dostoevskij. Entrambi i protagonisti, bipolari e irrazionali, passano dall’essere eccessivamente riflessivi all’agire impulsivamente, causando danni incommensurabili a se stessi e agli altri.

Il miserabile e tormentato BoJack è forse l’esempio più palese di come dentro noi stessi si nasconda un mostro che ci perseguita: siamo costretti a combatterlo quotidianamente, nelle scelte irrilevanti come in quelle più dilemmatiche, fino allo stremo. Talvolta ne usciremo vincitori; talaltra, sconfitti.

Il rapporto straziante che ha con se stesso ci permette inoltre di riprendere ciò che scrivevamo in “Nighthawks”:

“..il nostro Io, inseparabile e inesorabile compagno, non è solo l’ultima àncora a cui aggrapparsi per non perdersi, ma anche il primo ostacolo per la felicità. […]  Senza alcun dubbio tutti questi elementi esogeni ci segnano, causando parzialmente la nostra sofferenza. Ma la relazione interno-esterno, è una relazione binaria, sinallagmatica. Ciò che ci ha segnato rileva, ma rileva anche come noi (segnati) ci rapportiamo a questi stessi elementi.

BoJack è un esempio estremo, ma in quanto tale riesce a farci interessare ad una realtà che ci tocca in prima persona (è questa, forse, la serie in cui ho provato più cringe, data la fortissima affezione costruita progressivamente nel corso delle stagioni).
La sua vita non è una mera parabola discendente: BoJack non va “a picco”, ma va “a picchi”: passa dai frequenti momenti di impulsività e irrazionalità pura – dove compie azioni indescrivibili (non le esplicito per non spoilerare, ma fidatevi che va oltre il fondo del barile) senza rendersi conto del perché e scaricando la responsabilità sul resto del mondo (deresponsabilizzazione come unica fonte di sollievo, seppur solamente temporaneo) – a rari momenti di lucidità in cui identifica le cause della sua infelicità e dei suoi comportamenti irrazionali e contraddittori e tenta di porvi rimedio.

BoJack è un mostro? No, è più esatto affermare che BoJack affronta un mostro, giorno dopo giorno, scelta dopo scelta. Un mostro che ci porta alla passiva accettazione di un modus cogitandi che ci esenta da colpe quando urliamo parole taglienti o compiamo atti terribili. Un mostro che al tempo stesso ci convince che meritiamo tutto questo: sofferenza, umiliazione, solitudine. Un mostro che ci fa credere che non siamo capaci né di essere amati, né di amare

Quest’opera, che definirei “generazionale” per gli spunti di riflessione che un prodotto così ben confezionato ha fornito ad una platea vastissima, approfondisce moltissime tematiche. In questo articolo ne abbiamo citate solo alcune, vi invito a guardare e vivere la storia di BoJack: empatizzate con i suoi tormenti, soprattutto per imparare a riconoscere e dialogare con il mostro dentro di voi.


Vi invitiamo a proseguire la lettura con gli articoli correlati:
Introduzione
Il Taglialegna
Isabella
Garou

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5 pensieri su “BoJack Horseman – Il mese del mostro

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