Isabella – Il mese del mostro

Madre gentile e premurosa, rappresenta il punto fermo e l’unica certezza per tutti i bambini dell’orfanotrofio di The Promised Neverland. Ma dopo la scoperta della verità, ossia che in realtà “Grace Field” è un allevamento di carne umana come bestiame per i demoni, la figura “angelica” di Isabella si tramuta in un guardiano demoniaco, il principale ostacolo alla fuga (e quindi alla vita) per i bambini.
L’apice della mostruosità viene raggiunto nel momento in cui, a sangue freddo, rompe una gamba ad Emma impedendole di attuare il suo piano di fuga prima della spedizione di Norman. Un nemico acuto, calcolatore, apparentemente invincibile.

Sebbene rappresenti un vero e proprio mostro, non è malvagia di per sé: Isabella era a sua volta un prodotto d’allevamento.
Quando scoprì il segreto dell’orfanotrofio, la sua personalità subì un drastico cambiamento. Inizialmente, tentò la fuga solitaria con tutte le sue forze, ma si dovette arrendere ad un destino, a suo parere, immutabile. Scelse cinicamente di diventare mamma solo per poter sopravvivere, lottando strenuamente con le altre candidate e rinunciando così al suo lato umano, semplicemente per continuare a respirare. 
È dunque criticabile per le sue scelte? Per essersi arresa al sistema? Ma soprattutto, ha veramente lasciato tutto alle spalle?
Per quanto sia la prima a suggerire ad Emma di smettere di lottare e arrendersi all’inevitabilità della morte, insinuando che solo nella rassegnazione si può trovare la pace per accettare con serenità il proprio destino, Isabella continua a tenere vivo il ricordo di Leslie, amico d’infanzia a cui era profondamente legata.
Lei stessa si emoziona rimanendo senza parole quando, dopo averlo sentito cantare la canzone di Leslie, Ray le chiede “senti mamma, perché mi hai fatto nascere”?
Infine, nella scena finale del primo arco Isabella raggiunge i bambini, ormai fuggiti dall’altra parte del burrone, e si arrende accettando la sconfitta. “Può bastare così” –  dice – ed augura ai bambini buona fortuna per la loro fuga, occultandone le tracce per rallentare gli inseguitori. Il suo ultimo augurio è “buon viaggio, fate attenzione, spero che alla fine della vostra strada vi attenda la luce”, qualcosa che un mostro non si sognerebbe mai di pensare.

Isabella ha sacrificato molto, tutto, spinta dal primordiale istinto di sopravvivenza. 
Le sue decisioni appaiono irrazionali, ma si possono comprendere perfettamente alla luce della volontà di vivere, concetto esposto da Schopenhauer che considera la volontà come radice noumenica del nostro Io: un impulso irrazionale che ci spinge a vivere e ad agire. Questo non fa di lei automaticamente un mostro, o perlomeno non la caratterizza completamente. E’ una donna, cresciuta tra dolore e sangue, che si àncora ad un ideale di vita “felice” derivante da un sistema che non le ha lasciato altra scelta.
Isabella non è un demone, Isabella è umana.


Vi invitiamo a proseguire la lettura con gli articoli correlati:
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Il Taglialegna
BoJack
Garou

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4 pensieri su “Isabella – Il mese del mostro

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